L’Ego e il Serpente

26.11.2016

Se sei su un percorso spirituale e cerchi di capire cosa sia l’Ego e la sua funzione nella tua vita, pensalo come il serpente nel racconto della Genesi: un adulatore furbo e manipolatore, estremamente sofisticato e intelligente, la cui unica funzione è mettere alla prova la tua fede e la tua consapevolezza della tua vera natura Divina. L’Ego, con le sue pretese e le sue bugie, ti separa dall’essere uno in Dio (se non credi puoi sostituire questo termine con "la tua vera natura") ti suggerisce quindi di essere incompleto e ti separa dalla verità della tua appartenenza. La tua sofferenza esistenziale viene dal tuo senso di separazione ed isolamento, cosi come dalla tua convinzione di non essere abbastanza, che crea l’affanno nella tua vita. L’Ego/Serpente ha vinto quando ti ha convinto che sei in pericolo e che devi costantemente reagire a questa condizione per non esserlo. E in quel momento che la menzogna esistenziale si impadronisce di te e diventi tu stesso un bugiardo manipolatore, a ricercare nelle tue strategie e nella tua produttività un irraggiungibile senso di pace, appagamento e sicurezza. E solo dopo aver creduto al serpente che ti autocondanni a spezzarti la schiena per trarre il frutto della terra. Crederai ciecamente di essere solo e che sarai nutrito esclusivamente dai tuoi sforzi. Puoi trovare tracce di questo anche nel Discorso della Montagna nel passaggio in cui Gesù pone l’attenzione di chi lo ascolta sul fatto gli affanni sono per i Pagani e non per chi ha fede. Te ne riporto qui alcuni passaggi: "Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena." Questo discorso come ogni testo sacro non deve essere letto in senso letterale. Non vuol dire che non devi essere operoso e intraprendere iniziative per realizzare la tua natura o essere utile in questa vita. Ma va inteso come l’esortazione a non sentirti separato, solo e unico artefice del tuo successo, ritrovando già oggi in te la prova della tua divinità, il senso di completezza che viene dall’accettazione di chi sei e l’appagamento che scaturisce dal sentirti parte di un tutto che ti comprende e ti sostiene. Conosci quindi il tuo Ego da quello che ti suggerisce. Qualunque cosa intraprenderai per soddisfarne l’avidità e la bulimia di riconoscimenti, rivalse, paranoia e progetti vendicativi, ti lascerà esausto e miserabile. Scegli di zittire il serpente, di considerati colpevole e immeritevole di grazia e perdono e ritorna alla tua verità di essere Uno con Dio.








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