La pretesa del controllo.

29.4.2012

Quando ti svegli al mattino, dopo pochi istanti ricordi chi sei, senti il tuo corpo, riconosci dove ti trovi. Senza rendertene conto, automaticamente richiami alla mente ciò che devi fare. Da quel momento la tua mente si è già messa al posto di guida e non lo mollerà per tutto il giorno, fino a quando, inevitabilmente, alla fine di quest’ennesima giornata, sarai vinto dal sonno e mollerai i comandi.

Per tutto il giorno però avrai la sensazione che tutto ciò che fai dipenda da te, dalla tua volontà, dal tuo controllo, dalla tua capacità di programmare e orientare gli eventi. Vivrai alternativamente in accordo o in conflitto con le necessità del mondo esterno, o con quelle del tuo mondo interiore. Penserai che ogni cosa che ti riguardi dipenderà da te.

Sarai stato bravo se avrai realizzato le cose che ti sei proposto di fare e sarai frustrato per quelle che non ti riescono. Penserai che quello che hai ottenuto e che anche le cose che possiedi sono il risultato delle tue azioni. Forse anche delle tue capacità di convincere gli altri e magari di manipolarne la volontà.

E anche che tutto ciò che ancora desideri, e che non hai, potresti forse averlo un giorno se ti impegni. O non averlo mai perché ti manca sempre qualcosa. Ma continuerai a pensare che, nel bene e nel male, la tua volontà, le tue capacità, le tue decisioni, sono gli elementi che maggiormente determinano e muovono la tua vita.

Così pensano e agiscono miliardi di esseri umani sul pianeta. E naturalmente questo è in parte vero e non c’è niente di sbagliato. Ma si tratta di una conoscenza limitata, temporanea e impermalente. E che di fatto crea più sofferenza che successo. E come ogni conoscenza limitata, anche questa pone dei limiti alle tue possibilità di evoluzione e autorealizzazione. In altre parole, alla tua possibiltà e al tuo diritto di essere felice in questa vita.

La visione comune infatti è che IO sono seduto al posto di guida della mia vita e che i comandi sono saldamente nelle mie mani. Questo vuol dire che non sono consentite distrazioni o errori. Non posso lasciare il volante in prossimità di una curva, devo scalare di marcia e accelerare in prossimità di una salita, devo frenare su una ripida discesa e soprattutto… mai chiudere gli occhi.

Tutto questo è un gioco di importanza vitale per te. Vuol dire che se non pensi e agisci in questo modo rischi di fallire, di essere punito, o addirittura di morire. Nella tua quotidianità, niente ti sostiene meglio della tua volontà e del tuo controllo, vero? D’altra parte non sei tu la persona di cui più ti fidi al mondo?

Ma se pensi e agisci in questi termini, presto scoprirai di dover fare i conti con la volontà e il controllo di chi ti sta vicino, ma anche con la natura, con l’ambiente, con la società intera. Il desiderio e la tentazione di esercitare la tua volontà e il tuo controllo anche fuori di te saranno fortissimi. Non puoi mica lasciare la tua vita nelle mani degli altri! Non puoi certo cambiare i tuoi programmi per questioni metereologiche. Non puoi essere limitato dalla mancanza di potere o di danaro, no? E così via.

E’ decisamente molto stancante. A volte va bene, a volte, il più delle volte, non va bene affatto. La pretesa di esercitare sulla propria vita e su quella degli altri un totale controllo è naturalmente una illusione. Perché è molto semplice sperimentare ogni giorno, da soli, che ben poco di quello che ci è capitato è veramente dipeso da noi.

Abbiamo vissuto in una ragnatela di incroci causali, in una misteriosa alchimia di eventi e di coincidenze, che ci hanno obbligati a un constante riadattamento dei nostri programmi. Ma questo non basta ancora a convincerci. Anche così, gli obiettivi che non abbiamo raggiunto non saranno messi da parte. Saranno semplicemente rinviati, con la convinzione che, con la nostra volontà e il nostro controllo, riusciremo prima o poi a raggiungerli.

Questo modo di pensare e di agire non è solamente illusorio. E’ esattamente la prima causa di tutto lo stress fisico e mentale che accumuliamo nel corso di ogni giorno e, sommando un giorno all’altro, nel corso di tutta la nostra vita. Questo modo di pensare e agire è il primo e più importante ostacolo al raggiungimento di un reale stato di salute fisica, alla nostra capacità di amare ed essere amati e alla nostra felicità.

Bisognerebbe concedere a una mente tanto affollata e preoccupata un po’ di tregua ogni tanto. E infatti ogni tanto siamo obbligati a concederci una vacanza p ricorrere a qualche breve distrazione. Ma dura poco. Perché aver mollato il controllo, per poco o per troppo tempo - dipende da quanta autonomia la tua mente ti concede - genera immediatamente una sensazione di allarme, di pericolo o di inadeguatezza.

Perché allora ci comportiamo in un modo così poco conveniente? La ragione si trova in parte nella nostra natura e in parte nella nostra mancanza di consapevolezza. Perdere o mollare il controllo, nella convinzione di un essere umano nato e cresciuto in occidente, una società industriale e tecnologicamente avanzata, equivale a precipitare nel nulla. In una situazione indistinta. Uno scivolamento all’indietro verso una situazione di totale dipendenza.

Dobbiamo fare i conti con la nostra paura di essere indifesi, di perdere l’affetto delle persone che amiamo, la stima delle persone che ci circondano, dobbiamo fare i conti con la paura di sparire e perfino di morire. Sembrerebbe dunque non esserci via d’uscita. Certo! Ma solo se tutto questo fosse totalmente vero. E naturalmente non lo è.

Per uscire dal labirinto la sola cosa che può esserci d’aiuto è il filo di Arianna della conoscenza. Per sapere dove ci troviamo dobbiamo poterci orientare. E per poterci orientare abbiamo bisogno di una mappa. E la nostra mappa non può che essere costituita da più consapevolezza, da più informazioni, da un nuovo sapere.

La prima cosa da sapere dunque è che il controllo e tutto ciò che pretendiamo di controllare oltre che essere come abbiamo detto un’illusione, non sono ovunque nella nostra vita, ma sono localizzati esclusivamente nella nostra mente.

Si tratta solo di un film di cui abbiamo scritto la sceneggiatura, del quale siamo i registi e i produttori e perfino in proprietari della sala dove si proietta ripetutamente. E per un solo spettatore: noi!

La seconda cosa è che se accendiamo la luce in sala il film sparisce e ci rendiamo conto di dove siamo, di quale sia la realtà e quale l’illusione. E questa nuova Conoscenza ci permetterà di comprendere, sperimentare, diventare consapevoli che la nostra mente, contrariamente a quanto abbiamo sempre pensato, occupa una parte molto limitata e svolge un ruolo molto modesto nella nostra esistenza.

La nostra esistenza infatti ha molti più punti in comune con la nostra natura, di quanti non ne abbia con la nostra mente. Ma se vogliamo affidarci alla nostra natura più di quanto non ci affidiamo alla nostra mente, dobbiamo sperimentare in che modo la nostra natura, (che naturalmente comprende agevolmente la nostra mente, senza però riconoscerle alcun potere superiore) sottende a tutti i meccanismi vitali, anche nella più totale assenza della nostra mente e di tutto ciò che contiene.

Ma prima di addentrarci in questa conoscenza dobbiamo capire un’altra delle controindicazioni di una vita che si affida interamente alla nostre capacità di vigilanza e controllo. Questa modalità può esprimersi infatti soltanto attraverso una costante auto-alimentazione ed esaltazione dell’IO.

Il controllo che pretendiamo di esercitare sulla nostra vita, e sulla realtà che ci circonda, presuppone infatti l’esistenza di un IO che agisce. Un Ego molto grande presuppone una forte paura di perdere il controllo, un’impossibilità di abbandono, una sfiducia preventiva nella possibilità di essere sostenuti, accuditi, perdonati e amati, indipendentemente dai propri meriti o dalle proprie azioni.

L’IO che controlla non ha più soltanto la funzione vitale che la natura gli assegna e cioè quella di interagire con le proprie istanze interiori, con gli altri e con il mondo fisico sensoriale, ma si trasforma dunque un antidoto, un gigantesco meccanismo di difesa dai pericoli dell’abbandono, della punizione e della morte.

Un processo che ha un costo molto elevato, in quanto l’IO, o l’EGO, come meglio lo definiscono le filosofie orientali, si autodetermina esclusivamente attraverso un processo di costante scissione dall’altro, una continua definizione del ME attraverso una determinazione del NON ME, finalizzata alla percezione della propria individualità.

Io esisto soltanto nel momento in cui percepisco me stesso come separato, e differenziando la mia stessa esistenza da quella degli altri e dal mondo fisico sensoriale che mi circonda.

Più grande è la mia necessità di controllo, più grande sarà la mia dimensione “egoica”, tanto maggiore sarà la mia separazione da una natura verso la quale non nutro alcuna fiducia, se non è compreso nella mia possibilità di controllarla e al quale non posso né arrendermi, né tantomeno abbandonarmi.

Proviamo invece a conoscere e anche a “sperimentare” due possibili diverse verità come antidoto a tutto questo e completamento della nostra conoscenza.

La prima verità è che non esiste separazione tra noi, gli altri e il mondo fisico, se non nella nostra mente. La seconda è che la nostra esistenza non dipende affatto dalla nostra vigilanza e dal nostro controllo. Entrambe queste due verità potrai sperimentarle tu stesso appena avrai finito di leggere queste pagine, con un semplice esercizio.

Siedi tranquillo. Chiudi gli occhi e comincia a respirare regolarmente. Senti l’aria che entra ed esce dalle narici. Il petto e la pancia che si espandono e si contraggono dolcemente all’ingresso e all’uscita dell’aria. Ora comprendi che stai controllando il tuo respiro e che se vuoi, puoi decidere tu il ritmo con il quale vuoi respirare. Ora prova a eliminare per pochi istanti il tuo controllo sul ritmo e la tua decisione di respirare che hai appena sperimentato. Non devi contrastare il respiro con una apnea. Semplicemente aspetta che il tuo corpo abbia voglia d’aria e lascialo fare. Fai lo stesso con l’espirazione. Non esercitare alcuna volontà e alcun controllo. Stai già sperimentando una cosa alla quale devi dare la dovuta considerazione: le tue funzioni vitali non dipendono da te. Anche se lo vuoi, non puoi smettere di respirare, vero? Bene. Prova ora a sfidare con la tua volontà la forza che in questo momento ti tiene in vita. Fai volontariamente una prova di forza con quella cosa - non importa definirla adesso - quella cosa che evidentemente vuole che tu respiri. Mettiti volontariamente, con tutte le tue forze, in una condizione di apnea. Trattieni il respiro finchè ne sei capace. Puoi resistere per qualche secondo, forse anche per qualche minuto. Ma a meno che non ti metti un sacchetto di plastica in testa o non ti anneghi, entro pochi secondi dovrai mollare a quella forza che ti vuole VIVO. Ora che lo hai sperimentato, abbandona la sfida e resta solamente in osservazione. Hai capito che c’è una forza più potente della tua stessa volontà. Puoi riconoscerlo? Lascia allora che sia quella forza ad assumere il controllo. Usa la tua mente solo per osservare cosa accade al di fuori del tuo controllo. Prova a non pensare a te stesso come hai fatto fino ad oggi. Non pensarti come un Ego armato di controllo. Pensati come un organismo vivente basta. Se ce la fai, puoi spingerti ancora più in là. Pensati non come un organismo vivente, ma come una parte di un organismo vivente, infinitamente più grande di te. Sei una parte di un organismo vivente al quale appartieni indissolubilmente. Ed è quell’organismo vivente che respira e che ogni volta che respira ti impone di fare lo stesso. Te lo chiede con una forza e con una volontà che ti fanno sentire quanto modesta e quasi insignificante, in relazione a tutto questo, siano la tua forza, il tuo IO, la tua volontà e la tua capacità di controllo. Questa immensa volontà, questa immensa forza universale, non ti chiede nemmeno se tu voglia o no appartenerle. Non ti chiede se tu voglia o no respirare, non ti chiede se tu voglia o no abbandonarti e arrenderti ad essa, non ti chiede se tu voglia o no esistere. Tu le appartieni, ti sei abbandonato ad essa, ti sei arreso. E dunque, se vuoi, ora puoi fare l’ultimo passaggio, il più importante. Tu sei quella forza. Hai sperimentato che non sei separato, né separabile. Dunque non c’è differenza a questo livello, non esiste separazione, né individuazione. Tu e la realtà che ti tiene in vita, siete la stessa cosa. Le necessità e i bisogni della tua mente e del tuo ego sono solo una piccola, infinitesimale parte di questo gioco. Talmente infinitesimale che l’universo nemmeno la percepisce.

Solo dopo aver fatto questo esercizio (e non dopo la sua sola lettura) potrai comprendere che le cose che hai sperimentato sono la verità. Una verità che può diventare parte della conoscenza di te stesso, della tua natura e della natura del mondo che ti circonda, della realtà nella quale sei immerso totalmente, di cui fanno parte tutte le persone, le cose animate e anche quelle che ti sembrano inanimate e con le quali sei indissolubilmente correlato.

La tua mente e la tua volontà di controllo sono solo una piccola parte illusoria di un gioco universale, e puoi continuare a giocare se vuoi, ma con più consapevolezza e con la fiducia che qualcosa ti sostiene in questo mondo, in questa vita. Qualcosa che ti vuole vivo e a cui ti puoi abbandonare con fiducia tutte le volte che vuoi.

Puoi entrare ed uscire dalla mente a piacimento tutte le volte che vuoi, sapendo che la tua capacità e volontà di controllo sono un’ illusione, che il potere più grande che hai è nella tua stessa natura, che è l’identica natura dell’universo che vive e respira tranquillo senza l’ausilio della mente.

Unisciti consapevolmente a quella danza. Tu sei il danzatore e anche la musica. Non perdere le tue energie in una lotta impari e coltivando una inutile e modesta illusione: quella di essere tu l’artefice unico della tua esistenza. E’ strano, ma anche molte persone credenti, alla fine soggiacciono alle priorità dettate dalla mente e si comportano così.

Continua pure dunque a guidare la tua vita, continua ad occuparti con responsabilità di te stesso, delle persone che ami e dell’ambiente che ti circonda. Continua a progettare e, se ce la fai, anche a coltivare la possibilità di rendere migliore non solo la tua vita ma anche quella degli altri.

Ma svegliati dall’illusione di farlo da solo e dal terrore che, se mollerai anche un solo istante, il mondo intorno a te precipiterà travolgendoti. Lascia che la vita faccia il suo lavoro e lavori anche per te. Alleati con queste grandi e potenti risorse che sono tanto dentro quanto fuori di te.

Suona la tua canzone, ma come il solista in un coro, armonizzala con la musica che esiste dalla notte dei tempi ed esisterà anche quando la tua mente non ci sarà più. Impara di nuovo quella capacità che avevi di abbandonarti al sonno tra le braccia di tua madre, ma questa volta fallo da sveglio e ritrova la fiducia di non essere solo a questo mondo, perché forze misteriose creano anche per te miracoli ad ogni passo e solo mollando la tua pretesa di controllo sarai finalmente capace di vederli e farne i principali alleati della tua vita.









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